Visita Daunia rurale | Le vie dei Tratturi
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Le vie dei Tratturi

Primo itinerario

Le vie dei tratturi


Ti trovi sulle Vie dei Tratturi.
Cammini lungo sentieri silenziosi ed eterni che custodiscono storie e leggende, paesaggi agrari e tracce della Daunia Rurale. E se ascolti con attenzione i sussurri della terra ed i bisbigli del vento, puoi conoscere il coraggio e la tenacia della Gente di Terra. Polvere, fatica, lavoro, profumi, sapori, tradizione, rispetto per la terra. Sono i custodi di questo viaggio, di questo itinerario che ti porta ad esplorare le vie battute dal tempo, dall’uomo, dagli animali. Sentieri in cui la quiete ti permette di ascoltare la voce di chi è già passato per questi incanti prima di te. Perché questo sentiero culla l’antico tratturo che dall’Aquila porta a Foggia. E’ il percorso del grande viaggio, della transumanza, di un’umanità attorniata da capi di bestiame che dalla montagna scendevano verso la pianura. Per sfuggire al freddo, per pascolare in terre più miti, dove il sole quando accarezza i volti lascia il segno del suo bacio. Percorri questo itinerario con lentezza, tutto di un fiato, come se fossi l’ultimo pastore devoto al suo gregge di pecore.

Ti guardi intorno, ti senti accerchiato, sollecitato da tre diverse scene paesistiche che si intrecciano, che ti mandano in confusione, che aprono accessi possibili ed immaginari lungo i loro fianchi. Il primo percorso che seduce il tuo sguardo è quello del Tavoliere delle Puglie. Immenso, disteso, assolato, caratterizzato dalla trama di latifondi e casali. Lo chiamano il Mosaico di San Severo, per distinguerlo dai mosaici di Foggia e San Severo. E’ una piana leggermente incrinata verso ovest, dove puoi scorgere le lievi crespe collinose dell’Appennino Dauno. Ad oriente, invece, ti fa compagnia quel che resta del fiume Candelaro, che secondo la leggenda è l’artefice dell’unificazione geologica del Gargano alla Penisola. Al centro, infine, solcata dalla strada lunga e gentile che è il sedime del tuo itinerario, si apre la campagna densa con i suoi oliveti ordinati, gli ampi vigneti, i frutteti sporadici.

Natura e storia incrociano il tuo percorso, prima di invitarti a voltare lo sguardo verso la seconda scena, la Valle del Fortore. Il paesaggio cambia volto ed il mosaico dei campi si perde per lasciare spazio a forme di terreno più allungate e irregolari, pronte ad inseguire le anse di un torrente dal letto non sempre attivo, a riprendere le increspature dei terrazzamenti alluvionali. E se ti avvicini puoi mischiarti con le aree verdi del torrente, con la macchia mediterranea che rappresenta una delle principali reti ecologiche e conserva ancora un ricco patrimonio di biodiversità. La terza scena che ti chiede attenzione è il Crinale della Serra, su cui sono arroccati i centri di Serracapriola e Chieuti. Ti arrampichi in pochi chilometri tra i terrazzamenti. Silenzio, fatica, lentezza. E l’oliveto che ti fa compagnia, che ti suggerisce di proseguire il cammino, di giungere sulla vetta della seppur leggera dominante altura. E rivedi il percorso, i paesaggi, l’incanto che ti ha guidato fin lassù. Un cordone abitato, una coda dell’Appennino Dauno verso il mare, una fetta di Sud che ti lascia senza fiato.

Il Mosaico di San Severo, la Valle del Fortore e lo stesso Crinale della Serra. Non ti basta. Perché l’orizzonte ti disegna altre immagini. E ti lasci trasportare dalla visuale settentrionale che dona ai viaggianti un altro paesaggio della Daunia Rurale: il sistema dei laghi costieri. Perché il tratturo Aquila-Foggia è un itinerario turistico fatto a più scale, che ha l’ambizione di unire culture, di far dialogare regioni lontane, di condurre i viaggiatori da Foggia verso il centro della Gente di Terra. Un itinerario che passa fra San Severo e Torremaggiore, che costeggia San Paolo di Civitate e Serracapriola, fino ad arrivare idealmente oltre i confini della Puglia. Un cammino che seduce, che improvvisa altre intersezioni, altri varchi, altre vie.

Strade profonde e brevi, luoghi essenziali nell’immaginario della transumanza. Come Madonna del Ponte, nel Parco Regionale del Fortore. E’ in questo sito, riparato dalla fitta vegetazione e dalla fauna in costante movimento, che il 18 giugno 1053 si svolse la battaglia tra i Normanni e l’esercito di Papa Leone IX. Durante il combattimento Brunone dei Conti di Egisheim-Dagsburg, eletto 152° papa della Chiesa Cattolica, fu sconfitto, catturato e trasferito, prigioniero, a Benevento. Una battaglia cruenta, che segnò un nuovo destino per il Mezzogiorno d’Italia. E se ti soffermi a guardare bene, ti accorgi che anche a Madonna del Ponte la transumanza ha lasciato importanti testimonianze. Passato e presente che continuano ad incrociarsi, a riproporre la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che dall’altitudine dell’Abruzzo e del Molise scendevano nelle pianure del Tavoliere attraverso le “vie erbose” dei tratturi.

Nel 1447 Alfonso I d’Aragona sottopone questa pratica ad un rigoroso regime fiscale, con l’istituzione a Foggia della “Regia Dogana della Mena delle pecore di Puglia”, che tutelava in modo particolare i tratturi, garantivano l’allevamento del bestiame ed il diritto al pascolo. E ti sembra quasi di sentire le voci dei pastori che trattano con i doganieri. O il tintinnio delle monete sborsate per regolare l’affare. I tratturi più importanti, quelli che ancora oggi qualcuno chiama “regi”, correvano con una fascia erbosa larga 60 passi napoletani (circa 111 metri), simili ad autostrade “del Re”, di proprietà pubblica, sottoposti periodicamente a controlli sulla loro consistenza, perché spesso invasi e usurpati dai proprietari dei terreni confinanti.
Tratturi, tratturelli, bracci. Nomi che variano a seconda della lunghezza e dell’ampiezza del tracciato. Sentieri che si sono sviluppati nel tempo assecondando la naturale conformazione dei luoghi, seguendo il corso dei fiumi e i passi obbligati dalla presenza dei rilievi orografici. Luoghi e suggestioni animati da un articolato sistema di relazioni sociali e culturali. Luoghi e suggestioni che ancora oggi, mentre cammini lento ed ascolti il silenzio della natura, ti offrono l’opportunità di riassaporare i piatti della tradizione, del patrimonio agropastorale che resiste al tempo e alla memoria. Perché la transumanza è tradizione antica. I cui segni dell’edilizia rurale impressi dalla civiltà agro-pastorale sono ancora ben visibili ai tuoi occhi durante il cammino: masserie, fontane, piccoli borghi rurali raccolti attorno a pittoresche e semplici chiesette, testimoni privilegiate della devozione popolare. E ancora: cippi viari, croci scolpite, cappelle e taverne, ponti e guadi sui torrenti in cui affiorano i segni di un’architettura spontanea nata a servizio dei pastori e dei viandanti, segno distintivo di un’intera civiltà. Quella della Gente di Terra, che conosce il senso della fatica, della conquista, del rispetto della natura. Forza, tenacia, perseveranza. Qualità che si tramandano di generazione in generazione e che narrano di persone che hanno fatto dell’accoglienza una virtù ed un modo di vivere.