Visita Daunia rurale | Il verde e la memoria
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Il verde e la memoria

Terzo itinerario

Il verde e la memoria


Il verde e la memoria è un percorso che ti conduce verso assi stradali dall’alto valore paesaggistico e storico.
Ti porta nel cuore del Tavoliere, facendoti accarezzare stupendi scorci di centri antichi. Boschi e macchie mediterranee, poli archeologici e poderi rurali. Un intreccio profondo d’identità, di storie, di cammini. Il suo inizio ideale prende corpo nel centro di Torremaggiore, dal Castello Ducale Di Sangro. Attraversi botteghe, lambisci il fiume Fortore, passi per aree umide, prati e pascoli. Una navigazione senza orologio al polso, senza le pungolature costanti della fretta. Che dal borgo di Torremaggiore ti fa giungere a Tiati-Teanum Apulum di San Paolo di Civitade, laddove esiste un vasto vincolo archeologico che è ricchezza d’anima e di repertori.

Storie e resti di vita che sembrano parlarti dalla terra, che ti invitano a leggere il passato, il racconto di quei luoghi sospesi in paesaggio minuto. È qui, infatti, che tra il Bronzo Finale e la prima età del Ferro (XI-IX secolo a.C.) sorse l’insediamento di Tiati-Teanum Apulum, uno dei più importanti della Daunia, in una posizione di grandissima rilevanza strategica. Dominava la valle del Fortore e la costa adriatica fino alle Isole Tremiti, controllando gli accessi da nord e da ovest, nonché la pianura orientale che si estende fino alle pendici del promontorio garganico. Degna di menzione è la battaglia che qui si svolse il 18 giugno 1053, nota come la “Battaglia di Civitate”, che vide fronteggiarsi le schiere Normanne e quelle guidate da papa Leone IX. La battaglia, conclusasi a favore dei Normanni che fecero prigioniero il Santo padre, ebbe effetti determinanti per le sorti del Mezzogiorno d’Italia.

Ma è tutta San Paolo di Civitate a custodire e conservare tracce di storia. Il paese sorge su una collina da cui è possibile scorgere sia il Gargano, sia le prime alture preappenniniche. Le sue origini vengono fatte risalire al primo millennio avanti Cristo, al tempo della presenza dei Dauni, a cui si deve la denominazione di Tiati. In seguito, i Romani la chiamarono Teanum Apulum prima che l’imperatore Traiano la ribattezzasse Civitate. Le vicende storiche di San Paolo di Civitate non si fermano certo a quel tempo. I Bizantini ne fecero una sede vescovile e sotto i Normanni dovette subire devastazioni e saccheggi. Ma anche terremoti. Come quello del 1672 che distrusse, fra gli altri, la chiesa di Santa Maria di Loreto e la chiesa di San Nicola, sorta nel XVII secolo che fu poi ricostruita nel 1704 da Michele Magnati. A pochi passi puoi ammirare la Cattedrale intitolata, non a caso, a San Paolo e primo nucleo abitativo del Borgo.

Nell’itinerario che stai percorrendo, un elemento importante è rappresentato dall’acqua. Il verde e la memoria. Ed anche l’acqua. Perché le acque del fiume Fortore, ed altri torrenti minori, solcano il territorio comunale rendendo le terre di quest’area particolarmente fertili. In questo habitat, l’itinerario del verde e della memoria ha un’alta varianza. E così, puoi procedere verso il mare, seguendo il limite della duna di Lesina, giungendo a Torre Fortore, punto rilevante e luogo panoramico per il Piano del Paesaggio, lì dove si connettono i passi dell’acqua. Da lì, puoi camminare lentamente lungo il canale, che collega il mare al Lago di Lesina, vicino ai numerosi piccoli corsi d’acqua che drenano i terreni circostanti, destinati in gran parte a colture agricole di tipo intensivo. Oppure, attraverso questo itinerario puoi anche raggiungere Poggio Imperiale curvando fra le colline, percorrendo il cammino del vento, navigando le cave e le storie della pietra, passando per comunità urbana di Apricena. La città del marmo e della pietra. Il casale, sorto nell’VIII secolo e noto come “Precina” o “Percina”, deve l’intitolazione attuale ad una cena offerta da Federico II a base di cinghiale (Apercoena=cena del cinghiale). Ma Apricena è anche la città che ha dato i natali a Matteo Salvatore. E tra i vicoli, nelle piazze, nelle corti, ti sembra quasi di ascoltare il suono della chitarra e la sua voce: la voce di chi ha cantato e celebrato gli ultimi, gli sfruttati, i mendicanti. Miseria, fame, denuncia sociale. La voce di un cantastorie e musicista è ancora oggi poesia che arriva nello stomaco, che descrive senza retorica la vita dei “pezzenti”, di chi non ha niente. E lì ad Apricena, sul Gargano, a Foggia, è ancora un suono vivo che ti invita a scoprirlo. Ad ascoltarlo, a farti carico dei suoi sentimenti.

Nell’agro apricenese, inoltre, ricadono le rovine di importanti siti quali l’insediamento fortificato di Castel Pagano, Santa Maria di Selva della Rocca e del monastero di San Giovanni in Piano, antico avamposto benedettino. La fama di Castel Pagano è legata al periodo della dominazione Sveva, quando nel 1223 l’Imperatore Federico II ripopolò il sito con i Saraceni provenienti dalla Sicilia, ottimizzando l’organizzazione sociale e produttiva, attraverso l’ubicazione strategica della Rocca. L’antico insediamento di Castelsaraceno, meglio conosciuto con il nome di Castel Pagano, è legato storicamente alla Domus Precina. E’ ubicato alla sommità di un crinale che domina il sottostante Tavoliere delle Puglie ed a guardia delle sottostanti vie di accesso al Gargano Mistico (la Via Sacra Langobardorum, proveniente da Benevento, e la confluente Via Francesca, proveniente dalla litoranea Adriatica).

Il sito, compreso nel Parco Nazionale del Gargano, allo stato attuale conserva ciò che resta dell’antico bosco di latifoglie (prevalenza di Cerro, Roverella, Leccio, Acero Campestre, Olmo Campestre) misto a cespuglieti, oltre che delle ottime e significative, colonie di Inula Candida (specie botanica protetta, che  insieme alla Primula Garganica caratterizza tutto il promontorio del Gargano). La totale assenza di attività umane permette la frequentazione del sito a molti rapaci diurni e notturni, che potresti incontrare lungo il tuo cammino, senza contare che dalla sommità del crinale puoi godere di un paesaggio straordinario e caratteristico in cui viene esaltato il contrasto Tavoliere – Monti della Daunia.