Visita Daunia rurale | Il Cammino del paesaggio
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Il Cammino del paesaggio

Secondo itinerario

Il Cammino del paesaggio


Il viaggio è l’etimo della parola che dà origine e che ti accompagna in questo nuovo percorso.
Oltre cento chilometri di strada per conoscere da vicino il cammino del paesaggio, l’incrocio di itinerari che ti racconta angoli nascosti e tracce di storie della Daunia Rurale. Un viaggio che va al di là della tradizionale visione di luoghi e persone, che corrompe l’idea dell’inizio e della fine di un percorso, ma che si impone come progetto nomade del tuo essere viaggiatore e uomo sulla strada. Snodi, cambi di rotta, scoperte, paesi abitati, silenzi, comunità in movimento. Un cammino che puoi intraprendere a metà via, sull’asse Torremaggiore-San Severo, che attraversa la Valle del Fortore e che ti porta a Serracapriola, attorniata da dolci colline che fanno da sfondo al Borgo. Entrare nel centro abitato di Serracapriola è come fare un salto indietro nel tempo, perché puoi perderti tra le stradine acciottolate, i vicoli medioevali e l’odore delle pietanze cucinate che si affaccia dalle finestre per sedurti, per spingerti a visitare oltre. Come il Castello costruito nell’XI secolo, dotato di una torre ottagonale e di altre due torri cilindriche. E ti pare ancora di scorgere il fossato, il ponte levatoio e la città cinta dalle antiche mura.

Poi procedi lentamente verso il mare, tagliando per la monocultura che si staglia davanti ai tuoi passi, fino al Bosco Ramitelli, nelle zone umide della foce del Fortore, sul confine delle dune. Ancora un intreccio di strade ed itinerari che frenano il tuo passo, che ti inducono a volgere lo sguardo verso l’intensità dei paesaggi. Storie, natura, cultura ti circondano, ti sovrastano e ti affiancano nel cammino. Fino a condurti nell’area tutelata dell’Abbazia Santa Maria di Ripalta, che sorge su una lieve altura tra la riva destra del fiume Fortore ed il lago di Lesina. Ed è ancora la storia che parla, che si lascia porgere dal vento che accarezza l’erba di questi luoghi. Il complesso abbaziale che si erge come una cattedrale maestosa davanti ai tuoi occhi, infatti, fu eretto nel 1201 per volontà di una comunità di monaci cistercensi provenienti da Casanova d’Abruzzo. La leggenda narra che i religiosi edificarono su un precedente insediamento di età romana prima e medievale poi, un’architettura di chiara ispirazione cistercense, non esente da influenze a carattere federiciano. E nel 1255, fortemente voluto da Bernardo, abate di Clairvaux, aspramente in disaccordo con il lusso delle chiese, nacque una città modello. Una città in cui i monaci potevano lavorare i campi, pregare, scrivere manoscritti e produrre musica. Riadatta più volte nel corso dei secoli, fino a compromettere l’originaria struttura, conserva la sacra effige di Santa Maria di Ripalta, venerata tuttora dalla popolazione locale. Poi ti volti e riprende il tuo cammino, lasciandoti l’abbazia alle spalle.

Ti dirigi verso Lesina, lungo i mille passi dell’acqua, l’elemento dominante intorno a cui gravitano strutture urbane, economie agricole, storie di pescatori. Il mare che torna alla terra, che lo bagna per riprendere il suo viaggio. Come quello del viandante, del tuo essere nomade tra la Gente di Terra che ti porta a Poggio Imperiale ed ai suoi immaginari letterari. Perché qui il gioco e la storia sono fermi ad aspettarti. A muoverti come una pedina della damiera. Una sensazione che si fa viva se nei primi giorni di agosto attraversi la nuova piazza del paese, teatro del Palio di Dama. E’ qui che il giorno precedente la gara, le “pedine” e le “dame” vestite in abiti d’epoca appartenenti a ciascun Comune partecipante, accompagnate dal ritmo dei tamburi e dagli sbandieratori, sfilano in un corteo storico per le strade del paese. Una sorta di danza propiziatoria prima dello scontro, prima di dare vita alla dama vivente con le “pedine” e le “dame” che si muovano, che lottano sulla damiera raffigurata sulla pavimentazione della piazza. Una dama vivente che ripropone un’atmosfera medievale animata dai costumi, dagli sbandieratori, dal martellante ritmo dei tamburi. Suoni e colori che ricordano il passato del Casale di Poggio Imperiale sorto nel 1759 per volontà del principe Placido Imperiale, che decise di creare una masseria specializzata, comprendente la dimora baronale, la Palazzina e vari insediamenti abitativi per i coloni.

E nel paesaggio del cammino, in questo itinerario che ti fa girare intorno alla Daunia Rurale, passi anche per le cave di Apricena. Una breve sosta per guardare da vicino le pietre che hanno fatto della “città del marmo” il secondo bacino estrattivo italiano. Puoi arrivarci percorrendo anche il Cammino del Vento, un percorso di venti chilometri. Un itinerario che collega Poggio Imperiale ad Apricena scolpito dalle raffiche di vento che trattengono i tuoi passi, il tuo incidere, che rallentano il tuo cammino a causa della mancanza di riparo, di colline o montagne. Sei esposto alle volontà atmosferiche del tempo, ma non ti senti solo. Perché una parte del cammino la svolgi ai piedi delle pale eoliche che ormai sono parte integrante del panorama, del paesaggio di questa fetta di Puglia. E puoi sentirti come un personaggio letterario in cerca di avventure, di imprese immaginarie, un Don Chisciotte della Mancia tratteggiato dalla penna di Miguel de Cervantes Saavedra. Soprattutto perché il Cammino del Vento passa per tunnel alberati, campi coltivati, pascoli che accolgono greggi di pecore.

Un itinerario carico di storie, memorie olfattive, di seduzioni evocative. E dopo aver visitato le cave di Apricena devi verso Bosco Jancuglia del Monte Castello, per poi proseguire fino a Regio Braccio tratturale Nunziatella Stignano, lungo il cammino della civiltà, inserito nel tratturo della transumanza che dall’Aquila portava il bestiame fino a Foggia per svernare. Al termine di questo tratto, di questo braccio di congiunzione, scegli la strada finale che ti porta verso San Severo, al centro del suo Mosaico. E chiudere questo lungo viaggio ciclico.