Visita Daunia rurale | I passi dell’acqua
17910
itinerario-template-default,single,single-itinerario,postid-17910,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-8.0,wpb-js-composer js-comp-ver-4.9.2,vc_responsive

I passi dell’acqua

Ottavo itinerario

I passi dell’acqua


Un itinerario lento, lentissimo, segnato da un doppio cammino sul mare.
Alla scoperta di un paesaggio costiero fortemente segnato dalla continua tensione tra l’uomo e la natura. I passi dell’acqua è il percorso che ti chiama alla pazienza, a tenere lo sguardo puntato sul mare, sull’ambiente. Ti invita ad immergerti in un universo di biodiversità, composto dalla sezione mare-spiaggia-cordone dunale-macchia mediterranea, ma anche dai segnali forti della bonifica, dell’ingegneristica alla foce del Fortore e delle abitazioni turistiche. Circa 32 km ad alto valore paesaggistico. Un paesaggio che preserva il sistema dunale, con la fascia a bosco e la macchia retrostante. E sono numerosi sono i relitti di aree umide retrodunari, segnati da rimboschimenti e da vasti canneti, che incontri nel tuo viaggio.

Parti dalla foce del fiume Fortore e ti trovi sulle vie erbose dei pastori nei pressi di Bosco Ramitelli, un Sito di Importanza Comunitaria ed un’Oasi di Protezione della Regione Puglia. È un habitat tipico della fascia costiera mediterranea, con importanti formazioni dunali a ginepri ed una rara formazione boschiva igrofila, grazie alla presenza delle “Fantine” che attraversa l’area e del torrente Saccione. Probabilmente il termine “Fantina” non ti dice molto, ma devi sapere che è un’espressione locale che viene utilizzata per definire le depressioni dunali umide e periodicamente inondate, sia per l’affioramento della falda freatica, sia per gli apporti idrici dei periodi piovosi. La vegetazione di questi ambienti, infatti, è caratterizzata da comunità adattate a vivere parzialmente sommerse e costituite da specie radicate in suoli fangosi-melmosi. E’ qui, in questi ambienti, che si possono vivere esperienze sinestetiche profonde, per i colori e i profumi delle varie specie vegetali che si aprono al tuo cammino: Frassino, Pioppo Bianco, Cerro, Roverella, Lentisco, Fillirea, Cisto Femmina, Cisto Villoso, Ginestra, Erica, Mirto, Rosmarino, Cardo Mariano, Cipollaccio, Aglio Napoletano, Orchidea Nera “Fior di Ragno”, Serapide della Puglia, Silene flos-cuculi, Silene rigonfia, Coronilla, Ciclamino primaverile. La zona è interessata da una delle grandi direttrici migratorie ed è frequentata da Airone Cinerino, Garzetta, Upupa, Cormorano, Airone Bianco, Poiane, Cinghiali, Volpi e Testuggini.

Da questi luoghi, se vuoi conoscere le tracce più remote del passato di Chieuti, puoi salire verso la collina in cui è situato il paesino, il cui centro storico è animato da viuzze, archi e balconcini fioriti. Il borgo nasce nel Quattrocento come colonia albanese per opera di Giorgio Castriota Scanderberg, condottiero al servizio del sovrano Ferrante IV contro Giovanni d’Angiò. Il condottiero ebbe come ricompensa delle vittorie conseguite alcuni territori dell’Alto Tavoliere e nelle zone acquisite mise in atto una politica di ripopolamento dell’area agevolando famiglie albanesi a trasferirvi. Le migrazioni continuarono anche negli anni successivi, soprattutto nel 1800 tanto da consolidare l’uso della lingua arbëreshë, forma arcaica dell’attuale albanese. E se passeggi per le vie del Borgo puoi sentire gli anziani ed i giovani del paese parlare il dialetto con la lingua arbëreshë, che viene tramandata di generazione in generazione per valorizzare e custodire l’antica cultura di questa comunità.

Sempre a Chieuti religiosità, folklore, storia ed emozioni si fondano in occasione della festa patronale dedicata a San Giorgio Martire. Il 21 aprile la festa si apre con la “Giornata dell’alloro” durante la quale puoi vedere entrare in paese quattro carri, ognuno trainato da quattro copie di buoi, rappresentanti le contrade della città. I carri entrano in città ricolmi di grandi rami di alloro che vengono portati in chiesa e benedetti, per poi essere distribuiti alla popolazione per addobbare le proprie abitazioni in segno di protezione. Il 22 aprile, invece, va in scena il “Palio di San Giorgio Martire”, conosciuto anche come la “Corsa dei buoi”. I carri, sempre in rappresentanza delle quattro contrade del paese, disputano una corsa e la contrada vincitrice come premio ha il privilegio di portare sulle spalle il simulacro di San Giorgio durante la processione conclusiva della festa che si svolge il 23 aprile, indossando un copricapo con il fiocco del colore della propria contrada. Secondo la tradizione, la “Corsa dei buoi” ebbe origine durante il trasporto del Lauro, a seguito di una spontanea competizione tra la popolazione chieutina e quella albanese.

Dopo aver partecipato alle feste tradizionali di Chieuti e aver ascoltato la lingua minoritaria ancora viva dell’arbëreshë, il cammino ti conduce in un paesaggio agrario, compreso tra l’autostrada e la fascia di pinete e di macchia mediterranea, coltivato a seminativo e disegnato dal fitto meccanismo dei canali di drenaggio della bonifica. Il sistema delle torri costiere di difesa ti danno il senso del valore storico culturale dei luoghi naturali, come fulcri visivi di pregio e potenziali punti di belvedere sulla costa.
E se fai sosta a Lesina, devi passare per la chiesa Madre intitolata a Maria Santissima Annunziata, che accoglie il simulacro di San Primiano, patrono del centro lagunare. Morì martire sotto Diocleziano il 15 maggio 303 per decapitazione, pagando insieme ai fratelli Firmiano e Casto la sua fede cristiana. Il paese lo celebra nel mese di maggio in due momenti: il 15 con una processione per le vie del paese; e l’ultima domenica di maggio, quando il simulacro viene portato in processione sulle acque del lago di Lesina a bordo delle tipiche imbarcazione denominate “sandali”, affinché per mezzo della benedizione delle acque ci possa essere una pesca abbondante. Una cerimonia suggestiva, intensa, che rafforza il legame tra la religiosità paesana e la vita sociale ed economica.
A questo punto dell’itinerario, ti sposti verso la duna di Lesina, che isola la laguna dal mare ed ospita una importante vegetazione di macchia mediterranea. Rappresenta ancora oggi uno dei tratti di costa più significativi e meno antropizzati di tutto il litorale adriatico. Conosciuta come Bosco Isola, una stretta striscia di sabbia interposta fra il mare e la laguna e tutelata dall’Unione Europea, la duna è gestita dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e offre al visitatore due sentieri attrezzati che conducono direttamente al mare attraverso un paesaggio naturalistico. All’interno dell’Oasi sono presenti numerose specie di uccelli, come il Pettirosso, l’Occhiocotto, il Merlo e il Gruccione e di mammiferi, come la Volpe e il Tasso. Tra i rettili, molto interessante è la presenza sia della Testuggine terrestre che di quella palustre. E sempre a Bosco Isola puoi anche apprezzare una splendida testimonianza della Macchia Mediterranea: boschi di Leccio e Pino misti a Carpino e Olmo; gli odorosi Alloro, Mirto, Rosmarino; le vaste distese di Cisto ed Eriche contrappuntate alle macchie di Ginepri ed Olivastri. In questo scrigno prezioso, soglia profonda del mare, è custodita la specie botanica endemica della Laguna, il rarissimo “Cisto di Clusio”.
Nel complesso, dunque, la laguna di Lesina rappresenta un biotopo di particolare pregio naturalistico e faunistico, in quanto comprende un ambiente umido particolarmente adatto alla sosta ed al rifugio di numerosi uccelli migratori. La laguna di Lesina è infatti una delle più importanti aree di sosta lungo la rotta di migrazione adriatica e insieme alla vicina laguna di Varano, ogni anno ospita normalmente più di 20.000 individui di oltre 200 specie, molte delle quali legate a quest’area per ragioni riproduttive.

Come puoi vedere, i laghi diventano, lungo i mille passi dell’acqua, l’elemento dominate e identitario attorno a cui gravitano le strutture urbane, le economie locali, le peculiarità delle culture agricole che si affacciano sul lago di Varano e richiamano alla mente la vita e la storia della Gente di Terra, i cui segni umani hanno arricchito il valore paesaggistico: le opere, le trame, le divisioni fondiarie che strutturano il sistema delle reti di bonifica presso marina di Chieuti e la foce del Fortore, e hanno un notevole valore e un senso compiuto di bellezza. Ed è tutto raccontato nell’ottavo itinerario de I passi dell’acqua.