Visita Daunia rurale | I Beni di San Severo
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I Beni di San Severo

Sesto itinerario

I BENI DI SAN SEVERO


Sei nel cuore del centro storico di San Severo, pronto per vivere un viaggio di 53 km che ti porterà al centro del Mosaico di San Severo, lungo percorsi e contesti in cui domina il patrimonio costruito delle masserie.
Ma prima di avventurarti verso i campi ed i suggestivi scenari, devi visitare le bellezze architettoniche, conoscere i rituali folcloristici, vivere i riti della Settimana Santa. Perché San Severo ha un’intensa storia da raccontare. Prima città barocca con chiese e palazzi di notevole pregio, ha origini antiche, ma è nell’XI secolo che assume le caratteristiche di un borgo con la denominazione di Castellum Santci Severini, soggetto al monastero benedettino di San Pietro di Terra Maiore.

E’ qui, nel centro storico di San Severo, che puoi perderti tra edifici sacri e palazzi nobiliari dagli eleganti prospetti architettonici, tra piazze e vicoli pittoreschi. La chiesa più antica è l’arcipretale di San Severino Abate, documentata già dal 1059, dotata di un portale romanico architravato, con sopra un rosone ai sei raggi. Esempio di architettura barocca, invece, è la parrocchia di San Nicola vescovo, dall’incompiuta facciata del 1761 e dal portale sovrastato dallo stemma del santo titolare. Ed in questo percorso che ti accompagna tra i Beni di San Severo, un’altra chiesa di particolare interesse artistico è il Santuario della Madonna del Soccorso, il cui prospetto è decorato dalle settecentesche statue lapidee di Sant’Agostino e Sant’Isidoro Agricolo. In questo sacro tempio, il cui legame con la popolazione è indissolubile e si tramanda nei secoli, si venera l’effige mariana della Madonna del Soccorso, giunta secondo la tradizione dalla Sicilia nel 1564 per volontà dei frati agostiniani che promossero il culto. Di origini bizantine, la statua lignea della Madonna Nera fu restaurata nel 1760 e fu poi arricchita nel corso del tempo con un abito di seta, che le viene fatto indossare in una riservata cerimonia qualche giorno prima della festa.

Inoltre, è da visitare anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificata su una preesistente chiesa romanica intitolata a Santa Maria in Strada, e trasformata nel 1580 in chiesa Cattedrale. Oltre ad essere adornato da diversi dipinti di scuola napoletana, di pregevole fattura è l’altare maggiore progettato dall’ingegnere Lorenzo Mosca e realizzato da maestri marmorari tra il 1750 e il 1754. Non è tutto. Perché l’architettura sacra di San Severo ti offre ancora altro da vedere. Percorrendo l’antica via Mercantile, oggi via Recca, giungi alla chiesa della Santissima Trinità dei Celestini; di qui, puoi recarti presso il complesso monastico di San Lorenzo delle Benedettine, sul cui prospetto di architettura tardo-barocca meridionale, svetta un finestrone polilobato alla cui sommità capeggia uno stemma sorretto da due puttini. Di notevole interesse è anche la chiesa di Santa Maria della Pietà, nominata monumento nazionale e conosciuta come “chiesa dei Morti”, in onore della omonima Congregazione che si insediò ufficialmente nel 1722. All’interno del tempio è presente la grandiosa macchina dell’altare maggiore, opera del 1763, che racchiude l’immagine miracolosa della Madonna della Pietà, affresco quattrocentesco di ambito senese.

Tra i Beni di San Severo, però, un’importanza fondamentale se la ritagliano i palazzi storici. Puoi passeggiare per le vie del centro captando l’espressione ancora viva dei nobili, del ceto borghese, che vivevano in eleganti strutture decorate da stemmi, fregi e portali istoriati. Come Palazzo Fraccacreta, Palazzo Trotta-de Lucretiis, Palazzo De Petris, Palazzo Curtotti, tutti edifici edificati nel XVIII secolo che decorano via Angelo Fraccacreta.

Se ti trovi a passare per San Severo nel mese di maggio, allora non puoi fare meno di vivere a pieno le solenni celebrazioni in onore della Madonna del Soccorso. I festeggiamenti sono lunghi ed articolati, perché la Madonna Nera è oggetto di forte venerazione da parte dei cittadini. Ed ogni terza domenica di maggio, dunque, la festa entra nel vivo. A partire dal sabato precedente alla festa, quando il simulacro della Madonna viene portato in processione nell’ampia piazza Incoronazione, dove viene celebrata una solenne messa all’aperto. La domenica mattina, invece, i simulacri della Madonna, insieme ai quattro angeli e ai compatrioti San Severino Abate e San Severo Vescovo, attraversano la città rientrando in Cattedrale solo nel pomeriggio, accompagnati da tantissimi fedeli e dalle massime istituzioni religiose, civili e militari. E’ a questo punto che entra in scena una delle tradizioni folkloristiche più suggestive, folli e pirotecniche di tutta la Puglia e, forse, anche d’Italia. La processione, infatti, è scandita dallo scoppio delle tradizionali batterie alla sanseverese, preparate da ogni Rione della città, antichissima tradizione che dal 2004 è confluita nel “Palio delle Batterie”, accompagnate dall’impressionate corsa dei “fujenti”.

Luci, colori, fuochi. Una sequenza ininterrotta di esplosioni, di scoppi, di artifici che scuotono l’aria. E la gente che rincorre, che segue, che affianca, che precede i fuochi, le esplosioni. Aprono lo spettacolo le “rotelle”, isolati giochi di luce e rumore; segue la “batteria” propriamente detta, una lunga miccia che, bruciando, fa esplodere botti in ritmica successione, intervallata da bengala, mortaretti, fontane, “strappi”, accelerazioni delle risposte e squassanti frenate con cadenzate esplosioni; tutto in crescendo verso l’ultima sezione del fuoco, il “finale” (o “scappata”), velocissimo e fortemente ritmato, che aumenta fino all’ultima grande detonazione. Un’esperienza da vivere fino all’ultima corsa, fino all’ultima esplosione, narrata e documentata da giornali e televisioni di tutto il mondo.
Tra i momenti sacri che animano i Beni di San Severo, rientrano anche i riti religiosi legati alla Settimana Santa. Tra i più emozionanti e suggestivi del Tavoliere, rappresentano degli intensi momenti di fede e religiosità mescolati a vecchie tradizioni ed usanze popolari. Si inizia il Giovedì Santo con la funzione della “lavanda dei piedi” nella corso della celebrazione in Coena Domini. Al termine della Messa si allestiscono i sepolcri, i troni di gloria, ed ha inizio la visita dei fedeli nelle chiese cittadine; anticamente,, in segno di lutto per la morte di Cristo, si legavano anche le campane. All’alba del Venerdì Santo, tre processioni attraversano il centro storico. Dalla Chiesa della Pietà parte il simulacro della Madonna dell’Addolorata, con abito e manto neri e sul capo una corona d’argento e una spada conficcata nel petto. Si dirige verso piazza Castello, portato in spalla dall’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte, vestita con un saio nero con cappuccio ripiegato sulle spalle. Nel frattempo, dalla chiesa dei Celestini parte il simulacro di Gesù flagellato, Ecce Homo, accompagnato in spalla dall’Arciconfraternita del Rosaio, vestita con un saio bianco con cappuccio posto sul capo, e si dirige sempre in direzione di piazza Castello. Invece, l’Arciconfraternita del Soccorso, muovendo i passi dalla Chiesa di Sant’Agostino, conduce una croce lignea nera, portata da un penitente detto “Cirenèo”, vestito con un saio bianco, scalzo e con il volto coperto dal cappuccio. La sua identità è sconosciuta a tutti, l’unico a conoscere il suo vero nome è il Rettore del Santuario del Soccorso. Mistero, fede, ritualità. Attraverso tre percorsi differenti le tre processioni convergono in piazza Castello. E qui, tra commozione e spiritualità, puoi assistere all’incontro tra il simulacro dell’Addolorata e quello di suo figlio, Gesù flagellato, che corrono l’uno verso l’altra, mentre la croce ostacola il loro incontro venendo sollevata tra i due simulacri in movimento.
Edilizia barocca, antiche chiese, riti religiosi. Tra i Beni di Salvatore c’è anche una voce ribelle, controcorrente, libera, fantasiosa, che sicuramente hai avuto modo di leggere e di sfogliare nei fumetti. Quella di Andrea Pazienza, cresciuto fino all’età di 12 anni nella città natia del padre. Quando nel 1968 si trasferisce a Pescara per motivi di studio, il suo legame con la città dell’Alto Tavoliere resta indissolubile. Andrea torna sempre a San Severo dove continua a frequentare gli amici e a lasciare tracce della sua genialità. A lui si devono personaggi come Zanardi, Penthotal, Pompeo. Per tutti Andrea Pazienza rimane uno dei più grandi autori di narrativa illustrata, con le sue opere, ha descritto gli umori, i sapori, il linguaggio di un decennio di storia italiana. Se n’è andato troppo presto, a soli 32 anni. Ma i suoi disegni, i suoi fumetti, i suoi personaggi continuano a vivere, a resistere al tempo che passa. E ti pare di vederli ancora correre e soffrire per le strade di San Severo.
E queste strade ti consentono di visitare, conoscere e gustare i vini D.O.C. della Daunia. Perché quello che stai scoprendo è un territorio di grande tradizione gastronomica e vitivinicola. E proprio San Severo è uno dei principali centri che vanta un’antica tradizione enologica, che ospita numerose cantine che producono ottimi vini seguendo il metodo classico. E così, la visita alle cantine diventa un affascinante viaggio tra cave e cunicoli antichissimi sotto la città. Non a caso, un’antica leggenda narra che la città di San Severo da cui prende nome la D.O.C., è stata fondata da Diomede e chiamata “Castrum Dionis”.
A questo punto, dopo aver esplorato e conosciuto la raggera di strade che circonda il centro urbano e degustato qualche vino di qualità, puoi proseguire il tuo viaggio tra i Beni di San Severo. E scoprire le bellezze che caratterizzano il mosaico di San Severo, disegnato da ordinati oliveti, ampi vigneti, vasti seminativi a frumento e sporadici frutteti. E sono numerosi i campi coltivati a ortaggi, soprattutto in prossimità del centro urbano, che ti richiamano alla mente la distinzione tra campagna prossima alla città, storicamente abitata e dove prima ci si spostava a piedi o su animali da soma. Ma c’è anche la campagna profonda, distante dai centri, luogo di riparo per gli agricoltori già cittadini. Una campagna ricca di ortaggi e frutteti, talvolta di vigne. Che ti parla della Gente di Terra, della sua fatica, delle sue miserie.
Proseguendo per questo itinerario, allora, puoi incrociare masserie molto grandi, piccoli villaggi rurali che furono abitati stagionalmente: Masseria Florio, Masseria Ratino, Masseria Santa Giusta, Madonna dell’Oliveto. Un tessuto rurale che ti parla di storia, che rappresenta il senso umano del cammino, dell’itinerario, della tenacia e della forza della Gente di Terra che popola gli spazi agrari simbolo identitario dell’Alto Tavoliere.